La piacevole passeggiata si sviluppa sul lato est del colle su cui
si trova il vecchio incasato. E' estremamente suggestivo percorrerla
nelle fredde mattine invernali e nelle tiepide giornate primaverili
e autunnali, approfittando del tepore del sole mattutino; nelle calde
sere d'estate si può approfittare della fresca brezza marina e godere
di panorami resi più suggestivi dall'illuminazione notturna, impiantata
ad arte.
Questo suggestivo e "odoroso" itinerario mira inoltre a far conoscere
un aspetto finora poco considerato del patrimonio storico-ambientale
di Grottammare, costituito appunto dai ricchi giardini di piante
d'arancio.

Albero sempreverde della famiglia delle Rutacee, alto fino
a 6 metri, con foglie ovali coriacee di colore verde scuro, l'arancio
ha fiori bianchi con cinque petali, molto profumati generalmente conosciuti
come zagare; il frutto (scientificamente indicato come esperidio)
si presenta sferico, con buccia di colore arancione, quando maturo,
costituito da succosi spicchi dolci e viene raccolto per lo più in
inverno.
La coltivazione dell'arancio nel territorio di Grottammare e nelle
zone limitrofe è antichissima; pur non avendo testimonianze che confermino
tale ipotesi, essa andrebbe fatta risalire già all'epoca romana. Tale
coltivazione è stata sicuramente favorita, nel corso dei secoli, dalla
salubrità dell'aria, dalla felice disposizione del suolo e dalla ricchezza
e purezza delle acque. Si ha notizia inoltre che nel 1582 nel centro
di Piazza Peretti fosse collocata una pianta d'arancio e che
esistessero precise disposizioni normative per la sua cura e tenuta.
In prosieguo di tempo, la coltivazione dell'arancio venne privilegiata,
insieme a quella dell'ulivo, ed estesa a gran parte del territorio
perché costituiva un'importante fonte di reddito per l'intera comunità
dagli abitanti di Grottammare.
Tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, essa ricevette particolare
impulso e cura da parte del vescovo "agronomo" di Ripatransone Bartolomeo
Bacher (1779-1813). Nello stesso periodo s'installarono a Grottammare
le industrie per la produzione della rinomata "acqua di cacchio"
o "acqua d'arancio", specialità del paese di antica tradizione,
"un prodotto di grato profumo, ottenuto da accurata distillazione,
indicato nelle difficili digestioni, ottimo come calmante per i bambini
ed efficacissimo contro i disturbi nervosi delle donne".
Con la creazione della ferrovia, l'apertura del tratto Ancona-Pescara
e lo sviluppo delle attività di commercio degli aranci provenienti
dalla Sicilia, questa coltivazione ha iniziato a perdere la sua importanza
e a rimanere confinata all'interno dei giardini privati.
Gli aranceti presenti all'interno o a ridosso del centro storico
furono impiantati per la maggior parte su terrazzamenti ricavati,
grazie ad una certosina opera di gradonamento, sui versanti acclivi
che degradano verso il mare, utilizzando pietre o mattoni. Gli antichi
aranceti sono generalmente circondati da murature, realizzate al duplice
scopo di proteggere le piante dai venti freddi di nord-est e di tutelare
i preziosi frutti da ladri o vandali. Solitamente queste unità produttive
erano collegate a ville patrizie o, comunque, a facoltose famiglie,
in considerazione dei notevoli investimenti necessari per impiantare
questa particolare coltura.
L'aranceto, oltre allo scopo produttivo, rispondeva anche
ad una funzione ricreativa, costituendo un prezioso giardino
e un ricercato parco, arricchito con fontane, viali, busti, e collegato
alla residenza gentilizia. Per completare la conoscenza degli aspetti
legati a questo prezioso frutto, che ha avuto un ruolo rilevante nella
storia e nell'economia di Grottammare tanto da essere raffigurato
nello stemma comunale, è bene ricordare che esso veniva impiegato
sia nella farmacopea che nella cucina.
L'itinerario inizia nei pressi della chiesa di S. Agostino
(cfr. Itinerario - Sulle
tracce
di Sisto V) imboccando, sulla sinistra, Via
Sotto le mura che costeggia l'antico borgo e si apre come
un balcone sul mare. Sulle pendici del colle si vedono alcune aranciere,
custodite con particolare cura. Sulla sinistra si notano le antiche
mura di Grottammare. Dalle fonti bibliografiche e da un'attenta analisi
visiva si può sostenere che le mura esistevano già a cavallo dei secoli
XII-XIII. La cortina muraria, composta da laterizio e pietra, comprende
un settore più recente, quello superiore, databile ai secoli XV e
XVI, e una parte più antica, inferiore, che potrebbe risalire alle
antiche fortificazioni del XIII secolo.
Continuando la passeggiata ci si trova di fronte a un piccolo bivio.
Salendo sulla sinistra inizia il percorso della stretta Via Porta Marina, che conduce al Torrione della Battaglia.
Esso risale al XVI secolo, quando Grottammare, dopo l'invasione
dei
pirati di Dulcigno, fu rafforzata, completamente circondata da mura
e fortificata nelle porte. Al torrione, posto in esatta corrispondenza
con il sottostante porto al fine di rispondere adeguatamente ad altre
eventuali incursioni nemiche, si accedeva dal vicolo di Santa Lucia.
La costruzione è a due piani, collegati da una scala interna di legno,
con il piano a terra interrato. Lungo il corpo curvilineo esterno
lo spazio è diviso da cornicette marcapiano.
A coronamento del torrione ci sono merli curvilinei centinati, su
sponto di beccatelli trilobati. Poco distante si scorge Porta Marina,
anch'essa risalente al XVI secolo, in laterizio e stilisticamente
simile al Torrione della Battaglia, di cui riprende gli eleganti beccatelli.
Porta Marina era nel XVI secolo una delle tre porte che si
aprivano nella cinta muraria, insieme a Porta
Castello, a nord, tuttora esistente, e Porta Maggiore,
a sud, demolita agli inizi del secolo.
A questo punto si torna indietro e, scendendo, si può ammirare tutta
la costa che da Grottammare va verso sud, correndo con lo sguardo
sull'estensione di San Benedetto del Tronto con il suo porto, fino
ad arrivare a scorgere sullo sfondo le colline abruzzesi.
Terminata la via si gira a sinistra, si imbocca Via Madonna degli
Angeli. Alla fine di Via Madonna degli Angeli, ma purtroppo non
visibile, si trova l'agrumeto a terrazze impiantato dal vescovo agronomo
Bartolomeo Bacher alla fine del XVIII secolo, oggi di proprietà
privata, situato nei pressi della Statale Adriatica.
L'itinerario continua quindi nella parte alta della via, lungo la
discesa a sinistra,
fino ad incontrare la Torre di guardia, all'interno della quale
sono state ricavate delle scale, attraverso cui si può salire alla
parte più alta del colle percorrendo la scalinata esterna, dove ci
si può fermare sulle panchine, o attraversando l'edificio internamente.
Salendo, ci si può affacciare su una piccola terrazza aperta sul mare.
Continuando a salire ci si trova nuovamente all'esterno, di fronte
all'ex-lavatoio al di sopra del quale si erge la chiesa
di S. Lucia (cfr. Itinerario - Sulle
tracce di Sisto V).
La passeggiata, ideale coronamento di una serata romantica o suggestiva
occasione per un momento di relax, nonché spunto erudito per una riflessione
naturalistica, artistica e architettonica, può dunque continuare seguendo
l'itinerario "sulle tracce di Sisto V".
