Chiesa di S. Martino • (1)


Si trova a circa 400 m. a ovest della statale Adriatica, sulla riva sinistra del Tesino.

La prima fondazione della chiesa è stata fatta ad opera dei monaci benedettini intorno al VII-VIII. Le prime notizie documentarie riguardanti il monastero di S. Martino de Tesino risalgono al 1030, anno in cui un tale Trasmondo, figlio del conte Tasselgardo, vende al vescovo di Fermo Uberto il monastero beati Sancti Martini insieme al castello di Ischia ed ai diritti ad essi pertinenti. Nel 1193 l'imperatore Enrico VI conferma all'abate Gualterio tutte le proprietà dell'abbazia, con i castelli, le pertinenze, le chiese ed i mulini ad essa spettanti; tra questi vi è il castello di Gructa che va identificato col vecchio incasato di Grottammare. Negli anni 1400-1462, la chiesa ed il monastero annoverano ancora una grande quantità di beni, come risulta dall'inventario dei beni spettanti alla "mensa episcopale" di Fermo, nonostante la denuncia di decadimento del complesso, bisognoso di intervento di ristrutturazione, formulata dal vescovo di Fermo proprio negli anni 1405-1434.

La facciata della chiesa, che si presenta molto semplice, è a gradienti e delimitata nella parte centrale da due lesene che si interrompono all'altezza degli spioventi dei tetti delle navate laterali. Unico elemento Frammento di piede - Foto Hobbydecorativo della facciata è il frammento di piede di una statua di epoca romana, murato al di sopra del portale d'ingresso; al di sopra del modesto portale si apre un occhio centrale. La chiesa si presenta a pianta basilicale (senza transetto) con copertura a capriate lignee e tre navate, di cui la centrale più alta rispetto alle laterali, che risultano delimitate da pilastri collegati tra loro da cinque archi per navata, con abside semicilindrica nella parete di fondo orientata ad est.

L'interno, molto semplice e spoglio, ci dice subito che si tratta di una chiesa di campagna di epoca medievale, ma che riserva al suo interno diverse sorprese. Nella parete di fondo, sovrastante l'altare maggiore, rialzato di due gradini rispetto al pavimento della chiesa, si trova un affresco racchiuso in una cornice lignea rappresentante una Crocifissione con, sulla destra, una Madonna orante e il Papa e, sulla sinistra, un Vescovo con deposte a terra la mitra e il pastorale; sullo sfondo, in basso, è possibile vedere il castello di Grottammare. La datazione dell'opera risulta difficile a causa degli innumerevoli rifacimenti e ridipinture; comunque si tratta quasi certamente di un affresco cinquecentesco. Altro affresco interessante è quello rappresentante la Madonna del latte. Per la verità, ciò che si vede è solo una copia su tavola (degli inizi del Novecento) dell'originale che si trova sotto, probabilmente risalente al XII secolo di cui sono rimaste ormai solo leggerissime tracce.

Il culto della "Madonna Nutrice" era molto sentito soprattutto nelle campagne ed è strettamente legato al culto pagano della Dea della Fecondità che ci appare sotto diversi nomi a seconda dell'epoca e del luogo: Astarte, Cerere, Afrodite, Venere, Era, Giunone, Cupra ed altre ancora. Questo tipo di culto, sia in epoca antica che in epoca più recente, veniva celebrato sempre nelle vicinanze di una fonte o di una sorgente: l'acqua era vista come principio primo di tutte le cose, come origine, come liquido che trasmette la vita. Non lontano dalla chiesa, infatti, a circa 750 m., durante gli scavi compiuti dal Gamurrini alla fine dell'Ottocento, fu rinvenuta una vasca circolare di epoca romana, chiamata "Bagno dalla Regina" o "Antico Bagno", che fa supporre non un semplice serbatoio, ma una fonte di acque salutari e terapeutiche.

S. Martino - Foto Dino Cappelletti

All'interno della chiesa è stata rinvenuta una vasca battesimale per immersione di epoca paleocristiana che testimonia il perdurare del culto, trasformatosi da pagano in cristiano, attraverso i secoli.

A questo proposito, c'è da notare all'interno della chiesa la presenza di due importanti epigrafi. La prima epigrafe si trova al di sopra della porta maggiore del tempio e ricorda l'intervento di restauro ad opera dell'Arcivescovo Alessandro Borgia eseguito nel 1743. La seconda lapide, posta sulla parete di fronte alla porta laterale, ricorda anch'essa un intervento di restauro ma di epoca ben più antica: " IMP. CAESAR DIVI TRAIANI PARTHICI F. DIVI NERVAE NEP. TRAIANUS HADRIANUS AUG. PONTIF MAX TRIB. POTESTA XI COS III MUNIFICENTIA SUA TEMPLUM DEAE CUPTRAE RESTITUIT" (L'Imperatore Cesare Traiano Adriano figlio del Divo Traiano ParticoLapide Traianea - Foto Hobby nipote del divino Nerva, Pontefice Massimo, Tribuno per l'undicesima volta, Console per la terza, con la sua munificenza riedificò il tempio della Dea Cupra). L'importanza dell'epigrafe è attestata dal fatto che la rimozione dall'edificio sacro di tutte le lapidi profane, voluta dal vescovo Poggi nel 1614, non comprese la lapide adrianea. Sotto la lapide si trova un capitello in pietra tufacea che sorregge un cippo quadrato su cui è scolpito un elmo con corna di montone che oggi funge da acquasantiera. Secondo alcuni storici locali, la presenza all'interno della chiesa di questi resti, e all'esterno di un tratto di muro in opus caementicium, scoperto sempre dal Gamurrini nel 1886, farebbe pensare che la chiesa di S. Martino sia sorta proprio sul luogo del tempio della Dea Cupra ristrutturato da Adriano nel 127 d.C. e costruito dalle popolazioni picene già diversi secoli prima. La questione però è ancora aperta e sono in molti, tra cui la Soprintendenza Archeologica delle Marche, a sostenere che il tempio della Dea Cupra si trovi nella città romana di Cupra Maritima, localizzata in contrada "La Civita" a nord dell'attuale Cupra Marittima.

Mettendo da parte questa antica diatriba sull'ubicazione del tempio della Dea Cupra, non si può fare a meno di riconoscere l'importanza avuta dalla chiesa di S. Martino attraverso i secoli. A S. Martino infatti, viene celebrata la Sagra Giubilare (cfr. Tradizioni Storiche - La Sagra Giubilare) quando il primo luglio cade di domenica. E se è vero che nel 1714 intervennero alle celebrazioni in onore del santo 40.000 persone, è anche vero che S. Martino da sempre è stata un punto di convergenza e di culto per le popolazioni della zona.

 

 

 

Chiesa di S. Francesco di Paola • (2)


La piccola chiesa si trova in zona Sgariglia; la costruzione è legata alla devozione dei pescatori al loro santo protettore. All'interno della chiesetta sono conservati numerosi ex-voto, testimonianza della religiosità popolare: dipinti naif, miniature di velieri ed oggetti in argento offerti dai pescatori come segno di ringraziamento.

In osservanza di antiche usanze marinare, il martedì dopo Pasqua, si tiene presso la chiesa una singolare festa che richiama un gran numero di visitatori.

Chiesa  di S. Francesco - Foto Dino Cappelletti

 

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