L'itinerario è una piacevole passeggiata che si snoda nella parte
più alta del colle su
cui sorge il vecchio incasato e offre un suggestivo panorama che spazia
dalle verdi colline all'azzurro del mare.
Il Castello di Grottammare fu edificato probabilmente prima
del X secolo, nella parte più elevata del colle; l'imponente costruzione
si elevava quasi a picco sul mare, a difesa sia dell'abitato che delle
attività economiche legate all'attività portuale. Un'antica torre,
abbattuta sul finire del XVIII secolo, fungeva da faro per i naviganti
ed ospitava un orologio. Attualmente dell'antico maniero non rimangono
che labili resti, quali alcune mura perimetrali con feritoie e i basamenti
delle torri.
I ruderi del vecchio castello sono immersi in una lussureggiante
vegetazione. La pineta che circonda il castello è composta da alberi
di pino d'Aleppo, specie impiantata sulla costa meridionale
delle Marche dai primi decenni del XIX secolo, grazie ai semi e alle
piante introdotte nella costa abruzzese ed in particolare nella storica
pineta di Pescara. 
Dalla pineta si gode un armonioso panorama che spazia dalle colline
circostanti, un tempo ammantate di ulivi ed aranci, verso le pianure
litoranee ed il mare e, nelle giornate particolarmente terse, permette
di intravedere anche la linea di costa dalmata. La pineta costituisce
l'ambiente di elezione dello scoiattolo, presente con la forma meridionale
più scura (Sciurus vulgaris meridionalis); si tratta di una
popolazione alquanto interessante, poiché è una delle pochissime che
si rinvengono lungo la fascia costiera adriatica. Forse alla presenza
di questo simpatico animale si deve la leggenda dei "Mazzamerije",
piccoli e dispettosi folletti che un tempo vivevano nei boschi e nelle
ville signorili localizzate a Grottammare.
La peculiarità del luogo, il suo pregio paesaggistico, determinato
dalla presenza di
un
ampio terrazzamento che si affaccia lungo la costa, ha fatto sì che
la commissione regionale per la tutela dei beni ambientali includesse
quest'area nell'elenco delle bellezze naturali di Grottammare sottoposte
a vincolo e tutela. Il posto potrebbe essere considerato un vero e
proprio "Parco Letterario" in quanto è stato fonte d'ispirazione di
poeti, scrittori ed artisti in generale. Tra questi vi furono anche
Gabriele D'Annunzio e Grazia Deledda che proprio dai
vasti e suggestivi panorami goduti dalla pineta del castello trassero
l'ispirazione per alcuni loro versi e scritti.
Scendendo in direzione nord e lanciando uno sguardo verso la valle
del fosso di S. Lucia, si può ammirare il boschetto che la ammanta:
si tratta di un lembo di vegetazione tipica dell'ambiente collinare,
costituito essenzialmente dalla roverella (Quercus pubescens)
cui si associano altre specie legnose, come l'orniello (Fraxinus
ornus) e l'olmo (Ulmus minor), con esemplari di grandi
dimensioni scampati alla grafiosi, malattia di origine fungina che
ha distrutto la quasi totalità degli olmi. Inoltre si rinvengono il
sorbo (Sorbus domestica) e il carpino nero (Ostrya carpinifolia);
nei settori più degradati fa la sua comparsa la robinia (Robinia
pseudoacacia), pianta introdotta in Europa dal continente americano
quasi quattrocento anni fa ed oggi divenuta infestante. Il sottobosco
si presenta fitto ed intricato per la presenza di numerose specie
arbustive come il prugnolo (Prunus spinosa), il biancospino
(Crataegus oxycantha), mentre nei settori più assolati si rinviene
lo stracciabrache
(Smilax
aspera), specie di liana che si caratterizza per la presenza di
numerose spine e per gli appariscenti frutti rossi raggruppati in
grappolo.
Continuando a salire lungo Via Beata Lavinia Sernardi, si
passeggia per il viale alberato con essenze mediterranee, tra cui
spicca il pino d'Aleppo, e si giunge alla chiesa di S. Maria dei
Monti. La chiesa, facente originariamente parte di un convento,
si trova sulla sommità della collina, a circa 400 metri ad ovest dall'antico
borgo. L'ex complesso conventuale è oggi conosciuto con il nome di
"Oasi di Grottammare". La costruzione del convento, risalente
agli inizi del 1600, si deve a padre Nicola da Monteprandone dell'ordine
dei frati minori riformati, che propose l'insediamento di una comunità
religiosa, alla quale furono favorevoli sia il vescovo di Ripatransone,
Mons. Poggi, che le autorità comunali. Il giorno 8 aprile 1603 Papa
Clemente VIII concesse l'autorizzazione. Sebbene padre Nicola avesse
individuato subito il luogo per l'edificazione del convento (nell'area
in cui sorgeva già dalla fine del Trecento un piccolo santuario mariano
eretto contro la peste intitolato "la Madonna dei Monti"), egli poté
prendere possesso della chiesetta e del terreno circostante solo il
14 luglio 1614; a lui fu affidata la direzione dei lavori e fu subito
costruita una parte dell'abitazione per i religiosi, che vi si stabilirono,
iniziando ad officiare nella chiesetta esistente.
Completato il convento, fu costruita la nuova chiesa, facendo in
modo che l'immagine della Madonna dipinta sul muro dell'antica chiesetta
potesse essere conservata; in seguito, a causa di un incendio, buona
parte dell'affresco andò distrutto, ma si salvò l'immagine della Madonna
col Bambino, che è tuttora nell'abside sopra l'altare maggiore. Davanti
alla porta del convento e della chiesa furono costruiti due portici,
quindi l'intera struttura, compresi gli orti, il prato e l'ampio giardino,
fu circondata da
un
alto muro. Le spese per la costruzione del convento e della chiesa
furono ripartite tra il Comune, la curia vescovile, i signori Domenico
Gentili, Antonio Toni, Nicola Patriarca e il popolo. Nel 1641 morì
padre Nicola, che fu sepolto nella chiesa. Verso la metà del XVIII
secolo la chiesa fu soffittata e restaurata. Il 15 maggio 1810, dietro
decreto di soppressione emanato da Napoleone Bonaparte, la chiesa
fu requisita ed annessa alla parrocchia di quel territorio, il convento
fu messo all'asta e acquistato dal sindaco apostolico del convento
stesso, Giambattista Giammarini, che lo dette in affitto a frate Leonardo
da Montedinove. Non appena Pio VII ritornò in possesso dello Stato
Pontificio, il Giammarini, dietro rimborso del denaro speso, restituì
l'edificio alla Provincia dei minori riformati che tornarono nel convento
il 2 giugno 1816. Il 21 settembre 1864, in ottemperanza alla legge
sulla soppressione delle Corporazioni religiose, il convento e la
chiesa furono chiusi ed assegnati al Comune di Grottammare; dopo alcuni
anni, nel convento fu eretto il collegio-convitto Peretti.
Questa situazione si protrasse fino al 1937, quando il convento,
la chiesa ed il terreno annesso furono riconsegnati, dietro pagamento
di una congrua somma di denaro, al Provinciale dell'ordine, padre
Ferdinando Parri da Monterubbiano, uomo di cultura e di grande prestigio,
che sistemò la chiesa e il convento, ridotti in pessime condizioni
dopo un lungo abbandono; l'operato del Parri è ricordato in una lapide
posta nella chiesa nel 1987, quando il suo corpo fu traslato da Monterubbiano
nel convento.
Durante l'ultima guerra il convento accolse gli sfollati provenienti
da S. Benedetto, sottoposta ai bombardamenti.
Agli
inizi degli anni cinquanta padre Agostino Gemelli, fondatore dell'Università
Cattolica e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, venuto
a conoscenza della tranquillità e bellezza del luogo, chiese ai superiori
dell'ordine francescano di poter usufruire del convento almeno due
volte l'anno per tavole rotonde, esercizi spirituali, vacanze da parte
di uomini di studio e di cultura, di professori, di studenti provenienti
da ogni parte d'Italia. I frati acconsentirono e, da quel momento,
il convento cambiò il nome in "Oasi di S. Maria ai Monti dei Frati
Minori" divenendo così meta di associazioni, sacerdoti, suore,
privati cittadini che vogliono ritemprare lo spirito, la mente ed
il corpo. .
L'interno della chiesa è arricchito da varie opere d'arte. Nel coro
è presente un affresco del Pacchiarotti, allievo del Perugino;
nell'abside, sopra l'altare maggiore, l'antica immagine della Madonna
col Bambino (XIV secolo), tuttora oggetto di profonda venerazione
e, situato in alto tra i due altari laterali di sinistra per chi entra
dalla porta principale, un quadro di notevole pregio rappresentante
S. Francesco, attribuito al celebre Guercino da Cento (1591-1666).
Sul primo altare di destra è collocato un dipinto raffigurante quattro
illustri personaggi dell'ordine francescano: S. Giacomo della Marca
di Monteprandone, S. Pacifico da S. Severino, S. Benedetto
Scativoli (vescovo di Osimo) e S. Bonaventura da Bagnoregio.
In una nicchia si può ammirare la Madonna della Pace, scultura
lignea realizzata da Francesco Santori, autore anche del nuovo altare
maggiore. Nella chiesa
si
trova anche la tomba della beata Lavinia Sernardi, di cui padre
Nicola fu padre spirituale, nata a Grottammare il 2 giugno 1588. Morta
all'età di 35 anni nella notte tra il 14 e 15 settembre 1623, fu sepolta
nella chiesa di S. Maria ai Monti e la sua tomba divenne subito meta
di pellegrinaggio. Il processo di beatificazione di Lavinia, che dedicò
la sua generosa vita agli altri, sia con opere di misericordia che
con l'insegnamento e la carità praticate in modo concreto, fu portato
a termine nel 1634.
A seguito di alcuni restauri la chiesa ha subito una radicale trasformazione
e sono scomparsi l'antico oratorio, le epigrafi sui muri e i dipinti
di frate Lorenzo Bonomi che nel XVII secolo aveva affrescato il chiostro
con episodi della vita di S. Francesco. Nel chiostro sono state collocate
le stazioni della Via Crucis dell'artista Ubaldo Ferretti.
All'interno dell'Oasi di Santa Maria dei Monti è presente una fitta
lecceta, impiantata dai frati nell'anno 1750 allo scopo di disporre
del refrigerio degli alberi nella calura estiva e di un luogo raccolto
per la meditazione. Nel sottobosco non si incontrano molte piante
arbustive, in quanto viene costantemente ripulito; piuttosto diffuso
è l'asparago i cui turioni, ossia i teneri getti primaverili, sono
molto ricercati dagli abitanti locali per preparare squisite frittate
e primi piatti. In primavera e in autunno il sottobosco si colora
dei fiori dei ciclamini.
Scendendo a sinistra si nota il villino Speranza, che fu cenacolo
di intellettuali ed ospitò convegni letterari e di italianità cui
parteciparono D'Annunzio, G. B. Carducci, Pascoli
ed altri, che si trovava al centro della Vedetta Picena. Il vasto
ed importante archivio della famiglia fu distrutto dai tedeschi in
ritirata nell'ultima guerra; oggi non rimangono che poche ma importanti
vestigia.
