Se durante il medioevo il potere politico ed economico erano incentrati principalmente nelle città, nella seconda metà del XVIII secolo quest’ultimo si sposta nelle campagne: si crea un circuito mercantile su nuove basi che punta all’esportazione di materie prime e prodotti agricoli in cambio di manufatti semilavorati o di prodotti finiti. La mezzadria, contratto tipico di queste zone, pur essendo stata da sempre orientata verso l’autoconsumo - la famiglia mezzadrile produceva tutto ciò che era necessario per la sua sussistenza: cibo, vestiario, attrezzi etc - si trova adesso nella condizione di avere delle eccedenze da immettere nel mercato.

E’ in questo contesto che nasce la Fiera di San Martino di Grottammare. Questa era una fiera popolare, basata principalmente sullo scambio, che si teneva, e si tiene tuttora, una volta l’anno nel giorno dedicato al Santo: l’11 novembre.

La novità della Fiera di San Martino era di essere una fiera "franca", a cui potevano partecipare tutti, senza particolari controlli sulla provenienza delle merci. Queste, infatti, spesso e volentieri erano costituite dai prodotti marginali dell’agricoltura che non rientravano nella divisione con il proprietario, come camomilla, ghiande, semi di lino, saggina, paglia sbiancata, pelli di coniglio, oppure da merci prodotte clandestinamente dai mezzadri al di fuori dell’attività del podere. Questa attività, che può già definirsi protoindustriale, è soprattutto di tipo manifatturiero, e segna l’inizio di quel processo che culminerà molto tempo dopo nell’industrializzazione diffusa.

Oggi la fiera ha perso il suo carattere prettamente rurale, ed è soprattutto un momento di festa a cui partecipano più di quattrocento espositori e migliaia di visitatori, molti dei quali provenienti dai paesi limitrofi. Nelle bancarelle si può trovare di tutto, ma le più invitanti sono sicuramente quelle delle specialità alimentari in cui si possono trovare innumerevoli tipi di dolci e tutte le specialità locali. Ma a San Martino, si festeggia soprattutto l’arrivo del vino nuovo, che si può degustare con le immancabili caldarroste.

Un curioso evento collegato alla festa di San Martino, è la cosiddetta "corsa dei cornuti". Come e quando nacque non è cosa sicura: qualcuno ritiene che derivi dall’usanza dei Longobardi di festeggiare il santo con grandi parate militari in cui venivano indossati elmi ornati di vistose corna; altri sostengono che derivi dal fatto che i contadini che partecipavano alla fiera "facevano cornuti" i padroni, portando anche i prodotti che erano destinati a loro. In ogni modo la tradizione è rimasta e, per evitare ogni equivoco, durante il banchetto di San Martino il piatto più atteso è un’insalata di sedano (il "sonnere alla cazzimberie") che essendo condito con molto pepe, viene ritenuto afrodisiaco, e quindi offerto in particolare agli uomini in modo che alle loro mogli non venga la vaghezza di tradirli.

 

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