1890 - 1910

Cultura e gusto dell'epoca
di Germano Vitelli


I due decenni a cavallo del XIX e XX secolo comprendono una serie di tendenze storico-culturali, politico-sociali a volte confluenti (specie nello slancio iniziale dell'ideale innovamento), non di rado confliggenti (a causa degli inevitabili risvolti delle posizioni maturate), che prendono il nome di Modernismo.

La forte spinta al rinnovamento nasce sostanzialmente dalla convinzione positivista e progressiva che la consolidata tecnologia industriale, dopo l'avvento della macchina, avrebbe risollevato l'umanità dalle fatiche e dalla schiavitù del lavoro, con la collaborazione della nuova borghesia industriale che però finì con il celebrare se stessa.

Il rinnovamento urbano, del costume e del gusto, avrebbe cambiato il volto delle vecchie città europee, ingrigito dal carbone delle fumicanti industrie, con una ventata di primavera fioreale, espressa dalle architetture e dalle decorazioni, che si sarebbero inerpicate come rampicanti, fin sulle cime delle luminose terrazze.

Umberto Boccioni - La città che sale - 1910-1911 - New York Museum of Modern art

Come le macchine moltiplicano la produzione, così il prodotto avrebbe raggiunto la popolazione: intervenendo sulla qualità estetica del prodotto si sarebbe cambiata la qualità della vita. Le generose intenzioni mutarono presto e la moderna borghesia, entusiasta del proprio progresso industriale (proprio in quegli anni i futuristi proclamavano che "una macchina in corsa è più bella della Vittoria di Samotracia"), mantenne per sé gli archetipi della produzione e gli oggetti dell'artigianato, facendo consumare ai ceti rimanenti prodotti ripetitivi e banalizzati dalla riproduzione di serie.

Le aree d'intervento interessarono circoscritte fasce del tessuto urbano e della popolazione, lasciando le altre nel loro degrado e interrompendo così l'illusione del progressivo riscatto: illusione configuratasi con la concessione di riforme; riscatto mortificato dalla pratica politica del trasformismo. Le posizioni si radicalizzarono e si spostarono dalla ricerca estetica per la qualità della vita alla ricerca di un estetismo esclusivo e inimitabile. Il Socialismo, ormai articolatosi in diverse correnti, aveva dato luogo al Movimento operaio, che si contrappose al liberalismo inteso come prevaricante libertà ad arricchire.

In Italia, dopo il proliferare delle fabbriche (la FIAT è la prima, costituitasi nel 1899, nel 1906 ce ne sono 70), il ceto dirigente veniva configurando la convinzione della grande potenza, rafforzata dagli interessi della grande industria e dagli intrighi della monarchia che portò dapprima alla conquista della Libia (1911), poi sfociò nella Prima grande guerra, con la quale si infranse definitivamente il sogno europeo della Belle Epoque.

Esaurita la carica positiva delle stravolgenti affermazione darwiniane sull'evoluzione della specie e l'origine dell'uomo (1859-71) gli ultimi decenni dell'Ottocento si erano conclusi con una crisi esistenziale profonda, cui la psicoanalisi di Freud sembrava potesse dare soluzione. Nel campo della letteratura, la crisi aveva portato al rifiuto di un Verismo (ancora presente nei poeti della Scapigliatura) saldamente ancorato al reale, lasciando il passo ad una tendenza che andasse al di là del verosimile, fiVerlaine, Ritrattono a scandagliare il fondo autentico della realtà e dare voce magari all'inesprimibile. Le capitali pullulano di riviste, su cui vecchie e nuove opinioni spesso si scontrano. In Francia, la tendenza a superare il vero si manifesta con l'opera di Rimbaud, Verlaine, Mallarmé, coi quali la poesia spazia dalla suggestione, al simbolo, all'onirico, elementi chiave di tutta la produzione successiva anche pittorica. La frattura tra artista e società, porta alla configurazione di un nuovo eroe raffinato e aristocratico, eccentrico e spregiudicato (D'Annunzio, Il Piacere, Fogazzaro, Daniele Cortis, Wilde, Ritratto di Dorian Gray) ma percorso da una sottile inquietudine e da un'insanabile constatazione di solitudine, come per la regressione fanciullesca di Pascoli. E' l'eroe del Decadentismo, sradicato, estraneo, egoista, inumano nella sua configurazione mitica già enucleata da Nietzsche, con cui la borghesia deve comunque fare i conti. Fuori dalle due scuole dei Crepuscolari e dei Futuristi, in Italia operano poeti isolati ed originali come Dino Campana che, con i suoi Canti Orfici (1914), apre la strada ad Ungaretti, al gusto lirico, del "frammento" e a tutto l'Ermetismo. L'Europa riesce ad interpretare con maggiore vigore le istanze autentiche della società e il profondo senso della crisi. In Germania Mann recupera alle torbide seduzioni dell'eroe decadentista il conflitto critico e l'utilizzo della ragione, mentre a Praga Kafka descrive in misteriose atmosfere lo scacco dell'uomo. In Francia e in Inghilterra, Proust e Joice convergono in una riflessione sull'introspezione e sull'analisi del subconscio, mentre Majakovskij, in Russia, con gli stilemi del Futurismo, dà voce alle rivendicazioni rivoluzionarie della società.

Nel campo delle arti figurative, l'esperienza degli Impressionisti è isolata fin dal 1880, la meteora di Van Gogh si conclude con il tragico suicidio, mentre Gauguin, fautore del Cloisonnisme , la tecnica su cui prenderà le mosse l'Espressionismo, andrà a cercare nelle isole del Pacifico una realtà ancora capace di contemplare il senso magico del reale. Tuttavia, con la "Dimanche à la Grande Jatte", esposta all'ultima mostra degli Impressionisti nel 1886, Seurat getta un seme ancora fecondo, quello del Pointillisme o Divisionismo (consistente nello stendere i colori puri e separati, il cui ricongiungimento cromatico avviene nell'occhio dello spettatore), che in Italia, per quanto limitato ad episodi regionalistici, costituisce forse il migliore aggiornamento al nostro Romanticismo, con la sua ricerca della verità, ma questa volta ideale, espressa attraverso il più incorporeo degli elementi, la luce.

Dimanche à la Grande Jatte - Seurat , 1886

La lezione sarà accolta da Pellizza, erede per certi versi della Scapigliatura milanese di metà secolo, che incarnerà il suo ideale di rinnovamento nel dipinto epocale del Quarto Stato (iniziato nel 1892 e terminato dopo dieci anni di elaborazione). Altro fenomeno importante della seconda metà dell'Ottocento è la scuola toscana dei Macchiaioli (Fattori, Signorini, D'Ancona), volta a tagliare con l'accademismo, nel tentativo di formare una scuola moderna che alla fine si chiuderà su se stessa.

Pellizza - Il quarto stato (1901), olio su tela, 293x545 cm, Milano, Civica Galleria d'Arte Moderna

Il ritardo dell'arte figurativa italiana rispetto alla cultura europea prima romantica poi moderna, si colma all'inizio del secolo col Futurismo dell'avanguardia, enunciato da Marinetti nel 1909, che vide schierati autori come Balla, Boccioni, Carrà, Severini. Il Futurismo si dissolverà ben presto dopo la guerra, (che aveva contribuito ad idealizzare come "igiene del mondo") e diversi esponenti di rilievo passeranno alla Metafisica, un movimento anti-Futurista. Con il Funzionalismo (dalla Prima alla Seconda grande guerra circa), l'arte tende a divenire da rappresentativa a funzionale, allargandosi ad una molteplice serie di movimenti, alcuni a carattere costruttivista (Cubismo, Costruttivismo e Suprematismo russi), altri aperti ad esigenze di assoluto individualismo (Metafisica, Dadaismo, Surrealismo).

Brillano astri come Matisse, dalla pittura serena e incorruttibile; Kandinsky, che propone un'irrazionalismo spirituale di matrice orientale; Klee, la cui opera ha una funzione formativa e ludica.




Art Nouveau e il liberty - nascita e sviluppo
di Germano Vitelli


Il Modernismo si espresse con il gusto dell'Art Nouveau, un fenomeno o "Moda" che per la prima volta abbracciò non soltanto le capitali europee toccate dallo sviluppo industriale ma si estese a quelle americane interessate dallo stesso avvenimento.

I caratteri stilistici del nuovo fare, investono la società nel suo insieme, le arti tutte nelle loro espressioni; scrive Argan: "è uno stile ornamentale consistente nell'aggiunta di un elemento edonistico ad un oggetto utile". Gli elementi A. Martini - Donna Civetta, 1907essenziali già delineati da Morris dall'inoltrata metà dell'Ottocento, si dilatano in Europa a macchia d'olio e mantengono una costante psicologica totalizzante, tanto da caratterizzarsi come una Moda, che in quanto tale, avrà una breve durata di qualche decennio. L'ampia componente naturalistica si intreccia in interminabili arabeschi o nella sinuosa essenzialità della linea; ritmi musicali si intercalano a toni coloristici ora caldi, ora freddi, ora iridescenti; gli elementi iconici si sciolgono nella libertà espressiva di sapore orientale, trasmettendo senso di elasticità e ottimismo. I mezzi della diffusione sono costituiti dalle riviste e dagli spettacoli, dall'enorme apparato pubblicitario e dalle Esposizioni mondiali.

In Italia la moda si diffonde con ritardo, riscontrabile, ora nell'antistorico gusto dei monumenti della Roma umbertina, tesi alla ricerca della monumentalità e del pesante decorativismo scenografico (Altare della Patria, Palazzo di Giustizia, Banca d'Italia), ora nei grandi sventramenti dei quartieri di alcune città, sulla scia di quelli parigini del barone Haussmann, prefetto di Napoleone III. Nel 1902, con l'Esposizione d'arte decorativa moderna di Torino, cui parteciparono artisti come Mackintosh, Hoffmann, Olbrich, si avrà il vero rinnovamento del gusto.

Manifesto per l'Esposizione di Torino del 1902 - L. Bistolfi

Già l'architetto D'Aronco, che aveva avuto contatti con esponenti Europei del nuovo stile, disegnò i padiglioni liberty dell'esposizione stessa, inoltre, aderirono autori italiani come Sommaruga e Basile. Successivamente, un rilevante contributo fu offerto dall'opera di raffinati artigiani-decoratori quali Mazzucotelli e Quarti, che però non riuscirono in pieno nell'intento di un rinnovamento del rapporto tra arte e società. Nel panorama italiano dunque, il Liberty si protrarrà fino agli anni '20 circa, con le dovute eccezioni delle retroguardie periferiche, dove la eco del gusto si attarderà per qualche tempo ancora e andrà a confluire con gli esperimenti, non sempre liberi, del Razionalismo.




Il liberty e i luoghi di villeggiatura
di Germano Vitelli


Su alcune zone costiere italiane, era già attecchito il fenomeno della balneazione, che aveva creato non poche polemiche di carattere etico e morale. Anche il mondo della marineria si era dovuto confrontare con le richieste dei bagnanti, ai quali aveva dovuto cedere spazi fino allora mai rivendicati. Soprattutto, l'esigenza borghese dello svago e del divertimento, andava separata dalla sfera del lavoro, perchè quest'ultima era legata ad un diverso modo di fare e alla consuetudine dei marinai di svestirsi per ultimare i lavori d'approdo. Prevalgono le esigenze dei villeggianti che anzi, si fanno sempre più numerosi e si organizzano per soggiorni prolungati. Cosi, intorno agli anni '10 del Novecento, nella nostra regione si cominciano a profilare con maggiore insistenza i lineamenti del Liberty, che sono applicati, nelle diverse sfaccettature, alle architetture della "seconda casa", divenuta indispensabile elemento di benessere, spesso costruita a ridosso dell'arenile, con ampie aperture sul mare e giardini alberati per i momenti di relax.

Grottammare, primi del '900

Il litorale Piceno, da Porto Sant'Elpidio a Porto D'Ascoli, specie nelle cittadine di Grottammare e Porto San Giorgio, vede il fiorire di queste abitazioni anche residenziali, i cui proprietari erano soliti ospitare artisti e letterati che presto animeranno una felice temperie culturale. Come non ricordare i cosiddetti pittori di mare, Tavernier, Chatelain, maestri venuti da oltre frontiera e affascinati dagli sgargianti colori delle vele e dalle imbarcazioni, capiscuola di un gusto localmente diffuso e ripreso da autori come Pauri, Sciocchetti, Caselli, Landi, Meyer. Senz'altro De Carolis è l'artista più conosciuto, come pittore e come xilografo, amico di D'Annunzio, ne illustrerà le sue opere insieme a quelle di Pascoli. Tra gli scrittori ricordiamo il marchigiano Giovanni Bucci, ospite di Cupra Marittima, il grottammarese Alceo Speranza, figlio dello storiografo del Piceno Giuseppe, la poetessa dialettale sambenedettese Bice Piacentini Rinaldi, lo stesso Adolfo De Carolis e molti altri.

 

 

 
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