IL BORGO
Morfologia dell'abitato
Il centro storico di Grottammare si estende sul pendio meridionale
della collina sovrastante la valle del fiume Tesino e immediatamente
prossima alla costa marina.
La struttura urbana denota i caratteri tipici degli arroccamenti medioevali
collinari: schema triangolare gradonato, castello ubicato nel punto
più elevato ed incorporato nella cinta muraria, strade principali longitudinali
che corrono lungo le curve di livello, poche strade minori trasversali
che, collegando le diverse quote, si adattano alla natura del terreno,
spesso accidentato.
Gli isolati, risultanti dall'accostamento di case a schiera, si sviluppano
notevolmente in lunghezza assecondando l'andamento curvilineo dell'orografia
del suolo. Le case, adagiandosi sui dislivelli di quota, si organizzano
per lo più su tre piani, di cui un seminterrato con funzione di cantina,
che si apre al livello stradale inferiore, e gli altri piani per l'abitazione.
La superficie edificata che occupa l'intera dimensione del lotto esclude
la possibilità di pertinenze verdi all'interno, quali orti o giardini,
se non nelle aree di margine al centro storico.
La
particolare morfologia dell'abitato ci consente di individuare, all'interno
dell'unità urbana, due aree ben definite, appartenenti probabilmente
a fasi distinte di crescita: la prima, il "Girone" nel punto
più elevato, con le caratteristiche di una piccola arce, difesa
verso levante da inaccessibili dirupi e, a ponente, dalle mura e dal
castello; l'altra, un distinto insediamento sulle pendici del colle.
Questo insediamento, benché non molto elevato ma facilmente difendibile
per la sua posizione, ben assolveva alla funzione di controllo degli
attacchi dal mare. Un nucleo urbano medioevale, quindi, ben difeso,
con un entroterra agricolo ed un porto che ne ha consentito attività
marinare proficue.
Il centro storico ha visto succedersi nel corso dei
secoli numerosi interventi urbanistici che hanno modellato l'abitato,
contribuendo a
creare
il suggestivo scenario che si può ammirare ancora oggi. Nel 1248 fu
ordinato il restauro del Girone, già cadente per guerre ed assedi. Agli
inizi del XVI secolo un'invasione di pirati evidenziò la necessità di
un potenziamento dell'apparato difensivo; il paese fu così circondato
da mura e rafforzato con un torrione circolare e merlato, detto
"della battaglia".
La cinta si apriva all'esterno mediante tre porte,
due delle quali ancora esistenti: Porta Marina e Porta Castello;
la terza, a sud, Porta Maggiore, fu demolita agli inizi del secolo.
Ancora nel corso del XVI secolo, venne eretta, per volere di Camilla
Peretti, sorella del pontefice Sisto V - al secolo Felice Peretti, nato
a Grottammare nel 1521 - la chiesa di S. Lucia, struttura emergente
nel paesaggio
urbano
e perfettamente visibile dalla costa sottostante.
Nel XVIII secolo Grottammare visse un periodo di particolare
benessere economico che si rifletté in consistenti interventi urbanistici
ed edilizi: l'espansione sull'area costiera e, nel nucleo antico, la
sistemazione di Piazza Peretti, lo spazio pubblico più vasto
e rappresentativo del paese. Su un impianto planimetrico medioevale
vennero edificati, presumibilmente ad opera dell'architetto Pietro Maggi,
il teatro dell'Arancio e la nuova chiesa di S. Giovanni Battista
(entrambi sorti in luogo di edifici preesistenti); "ma l'interesse della
concezione
urbanistica della piazza e la sua originalità compositiva è soprattutto
nell'accorta regia per contrasto, fra la sua caratterizzazione di ambiente
estremamente chiuso e murato (le stradette confluenti non superano i
m. 2 di larghezza) e l'ampia, sorprendente vista panoramica sul mare,
che si dischiude improvvisa dalle logge esterne del sottoportico".
L'elemento naturale viene così magnificamente incorniciato da quello
architettonico.
L'architettura: materiali costruttivi e apparato decorativo
Grottammare, come tutti i centri storici, presenta caratteristiche
peculiari legate all'utilizzo di materiali, tecnologie e finiture di
vario tipo, spesso condizionato dalle caratteristiche ambientali, dalla
reperibilità di un certo tipo di materiale e dalle tecniche costruttive
tramandate nei secoli.
Un visitatore attento può notare l'omogeneità del tessuto urbano del
vecchio incasato. La maggior parte del volume edificato è costituita
da un'edilizia minore arricchita da semplici elementi decorativi di
grande bellezza, quali ad esempio marcapiani e cornicioni; pochi sono
invece gli edifici monumentali ornati dalle splendide modanature dei
portali e delle finestre.
I
materiali utilizzati sono quelli tipici della fascia costiera delle
Marche: raramente è usata la pietra, quasi tutta di recupero da edifici
monumentali antichi, mentre abbondano il laterizio per le strutture
portanti verticali e il legno per quelle orizzontali. Osservando attentamente
sia i nobili palazzetti del paese alto sia le modeste abitazioni non
possono sfuggire la mirabile cura estetica dei minimi dettagli e il
rispetto riservato dalle maestranze e dalle manovalanze al contesto
in cui gli edifici andavano inseriti.
Scrutando le facciate degli edifici si possono scoprire particolari
costruttivi e decorativi che aiutano a conoscere la storia del vecchio
incasato, l'epoca di costruzione degli edifici, nonché la buona padronanza
delle tecniche costruttive, la maestria ed il gusto con cui tali edifici
sono stati progettati e realizzati. Elementi interessanti da osservare
sono, ad esempio, le imposte d'arco nascoste da sottili strati d'intonaco,
gli splendidi portali e cornicioni in cotto, le nicchie, le mensole,
gli architravi di porte, le cornici di finestre e i marcapiani di ottima
fattura, i portoni lignei, gli infissi e i serramenti, gli elementi
metallici per balaustre e i supporti di corpi illuminanti.
Tutti piccoli particolari che dimostrano come, nei
secoli passati, fosse vivo tra i grottesi "un amore autentico verso
i luoghi vissuti, un senso di appartenenza alla propria comunità nell'ambito
della quale si concorreva a rendere più bello il proprio ambiente di
vita".
Il dato che caratterizza maggiormente il centro storico
di Grottammare è il diffuso uso del laterizio che, impiegato sia per
la
tessitura
delle pareti degli edifici sia per la realizzazione dell'apparato decorativo
(cornici, marcapiani e lesene), conferisce al vecchio incasato, attraverso
la cromia degli elementi e delle fughe, una suggestione particolare.
Da una analisi dei paramenti murari si possono trarre preziose informazioni
sia sulla cronologia dei singoli elementi laterizi, sia sulla loro produzione
e commercializzazione nonché ricavare importanti notizie relative alla
cultura del costruire che ha presieduto alla realizzazione dell'architettura.
Nel centro storico quasi tutti i manufatti sono caratterizzati da murature
a vista di mattoni irregolari di dimensioni variabili, talvolta misti
a pietra, mentre non risulta evidente l'uso di intonaci.
Nel XV secolo i mattoni presentano una lunghezza di circa 30 cm, uno
spessore abbastanza elevato (7/8 cm.), mentre la larghezza è di 12 cm.
L'edificio più significativo di questa modalità costruttiva è la chiesa
di S. Agostino. Nel secolo successivo i mattoni hanno uno spessore
notevolmente ridotto. I muri hanno un aspetto cromatico non uniforme,
in quanto composti da mattoni di vari colori e tonalità che vanno dal
giallo ocra chiaro fino al rosso vivo; ciò è dovuto sia al tipo di argilla
utilizzata sia alla temperatura raggiunta nella cottura. L'accostamento
delle cromie e l'organizzazione generale dell'apparecchiatura muraria
sono del tutto casuali. Fa eccezione la chiesa di S. Lucia dove
l'elemento laterizio, disposto in modo regolare, si presenta di colore
uniforme con prevalenza di giallo paglierino.
Nel XVII secolo, nel paese alto s'iniziano a costruire
i primi palazzi signorili che assemblano più unità abitative. I paramenti
murari presentano una maggiore regolarità e si arricchiscono di elementi
decorativi
complessi: ai mattoni tagliati a 45° e agli elementi a stampo di forme
geometriche del secolo precedente, si aggiungono modanature ottenute
con tortiglioni e fogliami prodotti entro stampi. A quest'epoca, seppur
rimaneggiati nei secoli successivi, risalgono Palazzo Azzolino,
posto lungo la salita che porta al centro storico, e Palazzo Scoccia,
sito lungo Via C. Peretti.
Negli edifici del XVIII e del XIX secolo si evidenziano una progettazione
più accurata e una ricerca di soluzioni nuove che consentono di raggiungere
una maggiore qualità architettonica. Le dimensioni dei mattoni tendono
a diminuire; la decorazione talora si avvale di espedienti tecnici come
le scialbature di colore rosso per evidenziare cornici e paraste dei
palazzi e creare un contrasto cromatico con la tonalità più chiara della
tessitura generale. È interessante osservare ad esempio il basamento
di Palazzo Paccaroni, all'ingresso del paese alto in Via Palmaroli,
dove la composizione degli elementi in cotto simula l'utilizzo del marmo.
L'edificio più significativo risalente a questo periodo è la chiesa
di S. Giovanni, sita in Piazza Peretti, in cui il colore rosso bruno
si alterna al giallo paglierino. E' stato costruito in questo periodo
anche il Teatro dell'Arancio che ripropone la bicromia degli
elementi architettonici.
Nel XIX secolo diminuisce la lunghezza dei mattoni, mentre restano
pressoché inalterate larghezza e spessore. Il tipico esempio di quest'epoca
è Palazzo Palmaroli, adiacente alla chiesa di S. Giovanni, caratterizzato
da una cortina muraria molto regolare.
Nelle semplici abitazioni del centro storico le facciate
sono caratterizzate dalle ricorrenti tipologie degli infissi utilizzati:
la più
diffusa
è quella a due ante con doppio specchio di vetro sottile su ogni anta,
talora con forma irregolare e lo specchio in basso di dimensioni inferiori
rispetto a quello in alto, realizzato in legno in sostituzione del vetro.
Negli infissi più antichi sono presenti degli sportelloni interni in
legno, detti "scuri", utilizzati per la protezione dai raggi solari.
I serramenti sono costituiti per la maggior parte da persiane in legno,
soprattutto di colore verde scuro e grigio chiaro.
Particolarmente suggestive, dal punto di vista della
memoria storica, sono le soluzioni, tutte con elevato contenuto tecnologico,
dalle più raffinate alle più semplici, presentate dai numerosi portoni
in legno del centro storico. I più significativi sono quelli su portali
a tutto sesto, ma sono gradevoli anche i portoni più semplici usati
per gli ingressi secondari di cantine, depositi e locali di servizio
ai piani seminterrati. In molti edifici del vecchio incasato si possono
osservare balaustre in metallo; le soluzioni più frequenti sono quelle
legate ad una tipologia architettonica "povera" che ricorre anche in
edifici di prestigio quale il
Teatro
dell'Arancio; sono presenti anche balaustre in ferro battuto, con motivi
dominanti di tipo Liberty.
Nell'immagine del centro storico anche le pavimentazioni
stradali acquisiscono una notevole importanza, sia dal punto di
vista funzionale che per il loro valore estetico. Le pavimentazioni
più antiche sono quelle costituite da selci, pietre a spacco
naturale reperite direttamente nel letto dei fiumi, che costituivano
una superficie molto resistente all'usura e alle intemperie e che venivano
disposte in modo da garantire il superamento di qualsiasi dislivello
nella massima sicurezza per coloro che percorrevano a piedi o con mezzi
a traino animale le antiche vie. La disposizione delle pietre, voluta
o casuale, dava vita a un disegno che offriva ed offre tuttora particolari
suggestioni. I percorsi selciati acquistano così singolari riflessi
di luce in alcuni momenti della giornata, legati al variare della superficie,
del
colore,
delle interconnessioni tra pietra e pietra, del materiale utilizzato
per l'allettamento, dei muschi che si sviluppano facilmente negli spazi
non occupati dalla pietra.
Purtroppo, col tempo, si è persa un po' dovunque oltre
alla conoscenza tecnica necessaria per la realizzazione di questa particolare
pavimentazione anche l'attenzione a conservare le porzioni ancora integre
di selciato che anche a Grottammare sopravvivono in numero assai limitato,
sostituite, a seguito della modifica della rete fognante, dalle nuove
pavimentazioni in porfido o talora da ricostruzioni in selciato. Vale
però la pena fare una bella e suggestiva passeggiata per i vicoli del
centro storico su fino al castello, alla ricerca degli ultimi tratti
di selciato originale così sapientemente e gradevolmente realizzati.