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La Storia

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ATTIVITÀ ECONOMICHE NELLA STORIA


Porto e marineria


 

Il porto di Grottammare era ubicato verso l'estremità settentrionale dell'attuale abitato, in una insenatura del colle Madonna degli Angeli ed era protetto a nord e ad est rispettivamente da due grandi massi, detti Sasso di S. Nicola e Sasso Piccuto (sul primo di essi, sorgeva una piccola chiesa che fungeva da fortilizio o da lazzaretto) e da una scogliera artificiale.

Secondo alcuni studiosi locali, esso doveva esistere già in epoca pre-romana; ma è nominato esplicitamente per la prima volta in un documento dell'anno 1259, conservato presso la Sezione di Archivio di Stato di Fermo, con cui il re Manfredi concesse il castello di Grottammare "cum suo porto" al comune di Fermo.

Si ha notizia che esso venne ampliato nel 1299 per favorire i fiorenti traffici di cereali, legnami, olio, vino e di altri prodotti agricoli. Altre Il Litorale Piceno - Tratto da "Opposizioni alla Cupra Marittima" dell' Abate Eugenio Lorenzo Polidorinotizie riguardanti la cospicua attività del porto risalgono alla metà del XV secolo e al governo di Francesco Sforza; nello stesso secolo il porto si trovò ad essere più volte oggetto di scorrerie e saccheggi da parte dei pirati, ma anche di incursioni, devastazioni ed incendi ad opera di paesi e castelli vicini.

Successivamente, esso poté riprendere la sua attività ed avviare lucrosi scambi commerciali di spezie e legni pregiati. Nel 1529 Fermo decise di intraprendere il restauro del porto di Grottammare, ma quest'opera non fu portata a termine perché il Papa Innocenzo IV aveva concesso ad Ancona il privilegio di essere la sola città della costa adriatica pontificia ad essere dotata di un porto di rilievo.

Ma non per questo il porto di Grottammare cessò di funzionare, anzi, durante il periodo del governo pontificio e del successivo Regno Italico, esso mantenne la sua importanza sia commerciale che politica.

Aveva fiorenti rapporti commerciali con molti Paesi europei, un ufficio governativo per la sorveglianza degli imbarchi e sbarchi relativa alle spiagge di San Benedetto del Tronto, Cupra Marittima e Pedaso, e uffici consolari di Francia, Austria, Svezia, Norvegia e Regno di Napoli.

Nel 1861 i soldati piemontesi sbarcarono nel porto di Grottammare i cannoni da iImbarcazione alla cala - primi del '900mpiegare per l'assalto alla fortezza di Civitella del Tronto, ultimo baluardo del Regno di Napoli.

Infine, esso venne completamente soppiantato, nel secondo dopoguerra, dalla concorrenza del porto di San Benedetto.

Al porto di Grottammare era legata una fetta importante dell'economia locale. Come si è detto, le maggiori attività erano rappresentate dagli scambi commerciali che riguardavano principalmente l'esportazione di legname di rovere (di cui esistevano folte selve sui colli al di là del Tesino), di agrumi, di frutta, di piante da vivaio e da vaso. Il porto era inoltre attrezzato per consentire il deposito di cereali, di olio, di vino provenienti dalla Puglia e dall'Abruzzo in attesa di inviarli in Illiria e in Dalmazia, da dove proveniva il legname d'abete per le botti ed il bestiame, e vi si erano aperti fondachi di chincaglierie, panni, tele e manifatture in genere.

Parte della popolazione grottese era dedita anche alla pesca che però, esercitata prevalentemente con piccole barche, non raggiunse mai risultati di rilievo.

D'altronde l'attività marinara di Grottammare si è sempre connotata, a differenza di quella sambenedettese, più come mercantile che peschereccia. Ciò probabilmente per una segreta avversione che ha portato la marineria grottese a preferire il "lungo corso" su piroscafi e navi mercantili nazionali ed estere, decretando così, dopo una plurisecolare attività caratterizzata da vivacità e floridezza, la sua quasi totale scomparsa nei primi decenni dell'Ottocento.

 

 
 
 

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